LA LEISHMANIOSI

 

Introduzione

 

Le leishmaniosi sono malattie parassitarie a trasmissione indiretta (richiedono un vettore per essere trasmesse da un ospite ad un altro), e sono causate da organismi unicellulari chiamati protozoi, appartenenti al genere Leishmania spp. I protozoi necessitano di due ospiti per completare il loro ciclo vitale: un’ospite è rappresentato dal vettore, mentre il secondo ospite rappresenta il serbatoio della malattia e solitamente è un mammifero (uomo, cane, ecc.).

 

 

Figura 1. Diffusione della Leishmaniosi

 

 

La leishmaniosi umana è considerata in molti paesi un problema di salute pubblica: il parassita risulta largamente diffuso, minacciando ben 350 milioni di persone in 88 Stati di 4 continenti. L’incidenza annuale della malattia nell’uomo è stimata intorno a 1,5-2 milioni di nuovi casi all’anno. Non meno importante è la malattia nel cane: il nostro fedele amico risulta essere uno dei serbatoi del parassita e, proprio per questo, è importante mettere in atto adeguate misure di prevenzione (vaccinazione) al fine di salvaguardare la sua salute. Inoltre, nei nostri animali la malattia ha generalmente andamento cronico, per cui proprio nel cane si ha una prolungata persistenza del microrganismo. In questo senso è interessante rilevare come la Leishmania sia un “formidabile” parassita, in quanto permette una sopravvivenza protratta dell’ospite canino, e quindi anche di sè stessa, almeno fino alla successiva stagione di trasmissione (disponibilità dell’insetto vettore).

 

 

Il parassita

 

Nonostante la maggior parte delle specie di Leishmania siano generalmente presenti nelle zone tropicali e sub-tropicali, la loro presenza è stata segnalata da decenni in aree a clima continentale. In particolare nel bacino del mediterraneo è presente Leishmania infantum, vettore della leishmaniosi canina.

Questa rappresenta una zoonosi, cioè una malattia trasmissibile all’uomo.

Negli ultimi anni si è assistito alla diffusione della leishmaniosi nella popolazione canina, in aree ritenute in precedenza indenni. Questo fenomeno sembra associato alla diffusione ed accresciuta mobilità dei cani (essenzialmente legata al turismo), contemporaneamente alle mutate condizioni climatico-ambientali, che avrebbero agevolato i vettori nella colonizzazione di aree sino a pochi anni fa non idonee allo sviluppo di popolazioni di flebotomi (insetti vettori).

 

In base alla classificazione dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), le Leishmanie sono protozoi unicellulari appartenenti all’Ordine dei Kinetoplastida, Famiglia Trypanosomatidae e sono caratterizzate dalla presenza di una particolare struttura, il Kinetoplasto, esterna al nucleo, che contiene DNA. Il protozoo viene definito dixeno, in quanto ha bisogno di 2 ospiti biologicamente diversi: l’insetto vettore ed il mammifero, per compiere il suo ciclo vitale. È anche definito dimorfico, perché esiste in 2 forme differenti: promastigote ed amastigote. La forma promastigote è caratterizzata da un corpo allungato e sottile, provvisto di flagello (codina sottile) ad una delle due estremità: questa struttura è adibita al movimento e all’interazione con le strutture cellulari dell’ospite (cane). I promastigoti si trovano negli insetti vettori e sono i primi a prendere contatto con l’ospite vertebrato (cane), all’interno del quale si trasformano in amastigoti. L’amastigote, forma parassitaria dell’ospite vertebrato, è caratterizzata da una struttura globosa od ovalare e si localizza prevalentemente all’interno di particolari cellule del sistema immunitario dell’ospite. Il ciclo di leishmania inizia con l’infezione di un ospite vertebrato, che avviene attraverso la puntura del vettore infetto che deposita i promastigoti nella cute. Un tipo particolare di cellule (monociti) del sistema immunitario del cane “ingloba o fagocita” tali promastigoti, che si trasformano quindi in amastigoti e si moltiplicano all’interno delle stesse. Raggiunto un certo numero di parassiti, il monocita “scoppia” (lisi) e libera gli amastigoti che andranno ad invadere altre cellule della stessa linea.

 

 

 

Il vettore

 

La leishmania sarebbe niente senza il suo vettore (ospite invertebrato), l’insetto che il parassita sfrutta a proprio vantaggio per compiere parte del suo ciclo biologico.

L’insetto vettore della Leishmaniosi canina appartiene a varie specie di flebotomi.

La femmina del flebotomo ha bisogno di nutrirsi del sangue di un animale vertebrato per permettere la maturazione delle uova e riescono a volare fino anche a 2 km di distanza dalle loro tane. Durante il giorno gli adulti restano in luoghi oscuri e riparati: abitazioni, cantine, stalle, grotte…

L’attività dei flebotomi si realizza nelle ore crepuscolari e notturne.

Allorchè il flebotomo punge un cane infetto, può ingerire gli amastigoti che si trasformeranno in promastigoti e si moltiplicheranno rapidamente. Con la successiva puntura, il flebotomo infetto deposita i promastigoti all’interno della cute e ricomincia il ciclo descritto in precedenza.

In Italia e negli altri Paesi endemici vi sono fino a 4 diverse specie responsabili della trasmissione di Leishmania. Il più importante da un punto di vista epidemiologico è il flebotomo pernicioso.

 

 

 

 

 

LA LEISHMANIOSI CANINA

 

La leishmaniosi canina ha una vasta distribuzione che comprende Asia, Africa e America, ed è ampiamente diffusa nei paesi del Bacino del Mediterraneo.

In Italia la malattia è presente dall’inizio del secolo scorso nelle regioni centrali e meridionali, soprattutto lungo il versante tirrenico e jonico e nelle isole. Anche per la leishmaniosi canina si è assistito nell’ultimo decennio ad un aumento di incidenza e diffusione geografica. Infatti, negli ultimi anni, sono stati segnalati numerosi focolai in regioni settentrionali, precedentemente considerate indenni dalla malattia.

L’introduzione di cani infetti provenienti da regioni endemiche, la presenza di vettori e di condizioni favorevoli allo sviluppo e trasmissione del parassita, hanno permesso l’espansione della malattia.

 

 

LA MALATTIA

 

La leishmaniosi canina è una malattia protozoaria sistemica, che interessa tutto l’organismo. Le manifestazioni cliniche possono avere andamento acuto, sub-acuto o cronico. E’ una patologia che può presentare forme asintomatiche o plurisintomatiche. I primi sintomi sono rappresentati generalmente da lesioni cutanee, rarefazioni del pelo e infiammazione dei linfonodi regionali. Gli organi maggiormente colpiti sono il sistema linfatico, il midollo osseo, la milza, il fegato, i reni.

La leishmaniosi canina presenta un quadro sintomatico molto ampio e variabile che ne rende difficile la diagnosi. Il periodo di incubazione può variare da un mese a molti anni e i cani malati non sottoposti a terapia vanno incontro a morte nella maggioranza dei casi. E’ stato osservato che esistono sia cani resistenti al parassita, nei quali si attiva un’efficace risposta immunitaria, sia cani suscettibili in cui la risposta immunitaria è inefficace.

La risposta immunitaria è di fondamentale importanza in questa patologia: dipende dal sistema immunitario dell’ospite se l’infezione progredisce verso la malattia infettiva o resta un’infestazione autolimitante.

La malattia si realizza in quei cani in cui prevale un certo tipo di risposta immunitaria, che non è in grado di attivare efficacemente tutta una serie di meccanismi che porterebbero alla produzione di cellule immunitarie specializzate, capaci di sconfiggere il parassita. In questi cani, gli amastigoti del parassita che si sono insediati nei monociti, particolari cellule del sangue, vengono trasportati in vari organi. In condizioni normali, i monociti fagocitano e distruggono gli agenti infettivi, in questo caso, invece, le leishmanie ritardano o impediscono la normale attività di queste cellule e “nascondendosi” all’interno di esse, riescono ad arrivare indisturbate in diverse sedi dell’organismo (milza, fegato, midollo osseo, linfonodi, occhi, etc…). Le leishmanie all’interno dei monociti inoltre stimolano la produzione di enormi quantità di anticorpi che però non sono protettivi e finiscono per arrecare i danni più gravi che si possono osservare in questa malattia (a livello renale e oculare).

Alcuni anticorpi reagiscono addirittura contro strutture proprie dell’organismo del cane (fenomeni autoimmunitari), come articolazioni (artrite/artrosi, dolori), muscoli (atrofia muscolare) e globuli rossi (anemia).

 

 

DIAGNOSI

 

Le tecniche utilizzate per la diagnosi della malattia sono molteplici e comprendono esami del sangue, osservazione diretta del parassita al microscopio e ricerca del DNA di leishmania mediante tecniche bio-molecolari (PCR).

Da quanto detto finora, più è alto il numero di anticorpi anti-leishmania, maggiore è la probabilità che il cane stia avendo una risposta non protettiva verso il protozoo. Naturalmente una risposta anticorpale positiva oltre una certa soglia deve essere correlata alla presenza di qualche sintomo nel cane. Per esempio, un cane che vive in una zona endemica potrebbe risultare positivo a seguito di prelievo del sangue, ma potrebbe altresì controllare la malattia, grazie ad un sistema immunitario efficiente.

TERAPIA

 

La leishmaniosi canina è chiaramente curabile da un punto di vista dei sintomi, ma praticamente inguaribile dal punto di vista parassitologico. Le terapie leishmanicide attualmente a disposizione garantiscono un’importante riduzione della carica protozoaria, anche se non portano il paziente alla completa guarigione perché ci saranno delle leishmanie che sfuggono al trattamento e rimangono annidate in qualche sede dell’organismo. Per questa ragione oltre al trattamento leishmanicida, va somministrato un trattamento leishmanio-statico (che blocca la moltiplicazione del parassita). Quando le condizioni del cane non sono disperate (parametri di funzionalità epatica e renale accettabili), si ottiene la scomparsa dei sintomi e l’animale può condurre un’esistenza soddisfacente anche per lungo tempo. Da qui l’importanza di trattare precocemente e di fare accurati screening diagnostici. Inoltre, vanno fatti monitoraggi dell’efficacia terapeutica a distanza di mesi (follow-up). Spesso, infatti, si realizzano le recidive che richiedono una nuova terapia, per cui i soggetti clinicamente guariti devono necessariamente essere controllati periodicamente.

 

LA PREVENZIONE

 

Di fronte a possibili quadri sintomatologici devastanti, ad una complessa diagnosi, a una terapia mai completamente risolutiva, le alternative sono rappresentate dalla prevenzione. Tutta la medicina moderna fonda i suoi successi sull’aspetto profilattico, più che su quello terapeutico.

Da alcuni anni è a disposizione in Europa il vaccino contro la leishmaniosi canina, causata da L. Infantum. In linea generale un vaccino stimola il sistema immunitario a reagire contro un agente esterno e ad essere sempre in allerta verso un determinato patogeno. Nel caso della leishmania, allorchè il protozoo dovesse superare la prima linea di difesa dell’organismo, rappresentata proprio dai monociti, è proprio grazie allo stimolo vaccinale che interverranno le cellule specializzate, le uniche deputate alla eliminazione del parassita.

Così come la prevenzione vaccinale rappresenta un tassello fondamentale nella lotta alla malattia, la profilassi indiretta, ovvero la lotta all’insetto vettore, risulta comunque di fondamentale importanza per evitare il più possibile che l’insetto punga il cane.

Inoltre è importante evitare, per quanto possibile, di far dormire il cane all’aperto durante la notte ed evitare le passeggiate serali; dotare di zanzariere a maglia fitta i box e le finestre delle abitazioni e applicare sulla cute dei cani un buon prodotto insetticida. In commercio sono presenti diverse formulazioni di repellenti: spray, spot-on, collari da applicare per tutto l’anno sui nostri cani.